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    il capitano

    Un intervista a cuore aperto con antonio conte tra l'orgoglio di sentirsi juventino gli scherzi con dilivio e tanto altro ............
     
     
    1) Quanti sono gli scudetti della Juventus?
    Risposta scontata:29. 5 portano anche la mia firma.
    2) Che idea si è fatto di Calciopoli?
    Chi come me ha avuto modo di conoscere il direttore sa quanto gli piacesse chiacchierare.
    E’ un millantatore. Ma quello che è emerso dalle intercettazioni sono semplicemente “stronzate”, scusate il termine. Assolutamente chiacchiere da bar. C’è la sudditanza psicologica e quella ci sarà sempre per tutte le squadre. Ma se dalle intercettazioni emerse si è provveduto a revocare 2 scudetti, allora andrebbero revocati gli scudetti degli ultimi 50 anni come minimo.
     
    3) Perché Moratti pure investendo somme mostruose non è mai riuscito a vincere sul campo?
    Perché Juventus e Milan gli sono state nettamente superiori in tutto. Soprattutto nella programmazione.
    Ora però dopo il caos, l’Inter soprattutto grazie alla Juve, si è rinforzata e credo che per anni sarà la squadra da battere.
     
    4) Quanto le hanno dato fastidio le accuse di doping ricevute dalla Juventus?
    E’ un discorso detto e ridetto. Ci hanno provato. Ci hanno infamato su del fumo. Non c’era niente.
    Questa storia mi ha comunque aperto gli occhi. Mi ha fatto pensare a cosa provano tutti quegli innocenti in carcere per errore. C’è da impazzire se ci si pensa. Allenamenti duri, gioie, dolori: tutto messo in discussione dall’invidia umana. Mi creda non è assolutamente bello.
     
    5) Qual è il giocatore più forte che ha avuto come compagno e quale come avversario?
    Zinedine Zidane come compagno. Diego Armando Maradona come avversario. Senza dubbio i 2 più forti giocatori degli ultimi 20 anni.
     
    6) Cosa pensa dell’attuale dirigenza della Juventus?
    E’ nuova. Agli inizi. Bisogna dargli tempo. Ha buoni propositi. E poi sulla Juventinità di Lapo e John Elkann garantisco io. Hanno il sangue bianconero. Questi ragazzi li ho visti crescere insieme a noi.
     
    7) Cosa serve all’attuale Juve per tornare ad esser grande?
    Non illudiamo i tifosi. Non sarà facile. Il fuggi fuggi di questa estate ha distrutto una delle rose più forti che il calcio abbia mai visto.
     
    8) La partita che più l’ha fatta sognare ed emozionare?
    E me lo chiede pure? Senza dubbio Juventus-Ajax finale di Champions.
    9) Il suo goal più bello?
    Quello in mezza rovesciata a Cervone contro il Brescia. Ogni volta che lo rivedo mi stupisco di quanto è bello.
     
    10) La sua più grande gioia da calciatore?
    Aver potuto giocare a grandi livelli per 13 anni nella squadra più importante del mondo.
    11) Il momento più brutto della sua carriera calcistica?
    Infortuni a parte, quando ho deciso di smettere. Avevo ancora forza per continuare.
    Ma un calcio senza Juve non mi interessava.

    12) Pensa che Deschamps potrà ricostruire un grande gruppo come quello che Marcello Lippi costrui con voi?
    Non lo so. Il grande lavoro Didier lo avrà l’anno prossimo. Quest’anno la Juve è troppo forte rispetto agli avversari per poter giudicare. Comunque Deschamps ha iniziato benissimo e non era facile. Assolutamente.
    13) Cosa aveva di speciale quella Juventus imbattibile in Italia e in Europa?
    Fame, rabbia, determinazione e umiltà
     
    14) Cosa vuol dire esser juventini e giocare nella Juventus?
    Il massimo. È tutto. Nello stesso periodo in cui venni contattato dalla Juventus avevo parallelamente anche un’offerta superiore da parte della Roma. Non ci ho pensato su nemmeno un secondo.
    Giocare nella Juve. Cosa altro desiderare?
    15) Secondo lei è immaginabile una Juve con un proprietario diverso dalla famiglia Agnelli?
    No.Mai.
    16) Si è mai fatto un’idea su cosa fa nascere il sentimento dell’invidia delle altre squadre nei confronti della Juve?
    Esser vincenti corrisponderà sempre ad esser antipatici. E la Juve è la squadra più vincente.
    Mi viene in mente quel detto:
    “molti nemici, molto onore”
     
    17) Lei stesso è stato vittima personalmente di un caso di invidia pazzesca, quando ambienti anti-juventini fecero girare la voce di una sua gravissima malattia causata dal doping. Cosa provò in quei momenti?
    Pazzesco. Provavo stupore. Venivo a Roma e i tassinari mi guardavano come un marziano. Mi chiedevano:”Ma sig. Conte lei non è in fin di vita? Le radio dicono così….”. Quella cattiveria mi ha segnato. Se uno non è forte psicologicamente come sono stato io, si può rimanere schiacciati sotto il peso di queste accuse.
    Invidia incredibile. Auguro a nessuno di trovarsi in un caso simile.

    18) Un suo messaggio per i tifosi juventini.
    Vi voglio bene. E sono orgoglioso di voi. Alla faccia di tutti quelli che dicevano che i tifosi juventini tifano solo perché vincono sempre. Avete dimostrato a tutti cosa vuol dire esser bianconeri.
    Nella disgrazia avete dimostrato il vostro attaccamento.
    Le difficoltà invece di allontanarvi dalla Juve, hanno cementato il rapporto. Avete vinto ancora una volta.
    Vi auguro di tornare presto ad esser invidiati
     
    19) Chi più l’ha delusa questa estate dei partenti?
    Guardi in particolare nessuno. Do un consiglio a tutti i tifosi per questo. Non attaccatevi ai giocatori, attaccatevi alla maglia che indossano. I Vieira, gli Ibrahimovic sono giocatori professionisti che vanno dove gli viene garantito il salario richiesto e la competitività che vogliono. Se proprio dovete attaccarvi ai giocatori fatelo con i Del Piero, i Conte. Quelli che nelle difficoltà mai abbandonerebbero la barca che affonda.
    L’amore lo si deve guadagnare con l’attaccamento alla maglia. Non fatevi comprare da qualche giocata tecnica sopraffina.
    20) Si faccia una domanda e si dia una risposta.
    Domanda: Da cosa nasce la cattiveria di alcuni personaggi della Magistratura nei confronti della Juve?
    E in particolare tutto questo astio di Guariniello da cosa nasce?
    Risposta: Non lo so.
    21) Il calcio adesso è più pulito?
    Di cosa? Più pulito di cosa? Mi viene da ridere, non aggiungo altro.
    22) Nel suo futuro da allenatore vede una panchina bianconera?
    Si. Il mio obiettivo è quello. Lo dico senza mezzi termini. Io sono convinto di esser un predestinato. Quella panchina sarà mia.
     
    23) Cosa pensa di un giornale settimanale interamente dedicato ad una squadra?
    Credo che sia una cosa molto bella perché permette al tifoso di stare più vicino alla sua squadra del cuore.
     
    24) In chi attualmente Antonio Conte si rivede tra i giocatori di adesso?
    Perrotta. Fu un grave errore cederlo da parte nostra.
     
    25) Ci racconti un aneddoto da spogliatoio avuto quando giocava alla Juventus ai più sconosciuto.
    Era un periodo in cui Mister Marcello mi faceva giocare Mediano sulla destra, ruolo che non gradivo troppo.
    Fui intervistato proprio in quei giorni e evidentemente il giornalista fu bravo ad estrapolare questo mio leggero malumore. Lo sa come fanno poi i giornali. Il giorno dopo il titolo fu:
    “CONTE: VINCO MA NON MI DIVERTO”.
    Successivamente, al mio ingresso negli spogliatoi trovai attaccato al mio armadietto questo messaggio:
    ”SE VUOI DIVERTIRTI VAI ALL’UNA PARK”. ALL, apostrofo Una.
    Si rende conto cosa provocò in me quella frase scritta da quell’Ignorantone di Angelo?
    (scriva pure Ignorantone, tanto è in senso affettuoso).
    Ancora oggi quando rincontro DI LIVIO lo prendo in giro.
    26) Che giocatore/i si sente di consigliare alla Juventus per la prossima campagna acquisti?
    Dico che non basteranno 1-2 giocatori. Ne servono almeno 6 e di ottimo livello. 2 per reparto.
    27) .Cosa pensa dei giornalisti sportivi italiani? Subiscono condizionamenti dai poteri forti?
    Sono di un buon livello ma aihmè alcuni di loro sono fortemente condizionati.
    28) Aiuta a fare carriera per i giornalisti esser antijuventino,attaccare la Juve e fare moviole solo contro la Juve?
    Questo non lo so. Spero di no. Però so, per esperienza diretta, che in alcune trasmissioni “urlate” si concorda prima chi e come deve attaccare la Juve. Queste trasmissioni sono assolutamente una farsa. Dove i ruoli sono decisi a tavolino in precedenza. Dove tutti hanno capito che attaccare la Juventus fa sempre audience.
    Non aggiungo altro. Credo basti per capire

    29) Cuore,grintà, umiltà. Lo sa che lei per tutti i tifosi bianconeri sarà sempre “il capitano”. Ha idea di quanto i tifosi juventini le vogliano bene?
    Si, e di questo ne vado fiero ed orgoglioso. Tutti mi salutano ancora come il “capitano”. Questo perché in campo ho sempre dato tutto. Polmoni, gambe, collo, schiena. L’affetto della gente juventina nei miei confronti è la mia vittoria più grande.
     
    30) Un messaggio per il nuovo giornale MAGAZINE BIANCONERO.
    IN bocca al lupo e cercate di riportare quante più notizie potete sulla Juventus e sui suoi giocatori. Interessatevi anche al lato umano dei giocatori. Prima che grandi giocatori bisogna esser grandi uomini. Saluti dal Capitano.
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    gloria juventus

    Il Ciclo Leggendario (1972-1986): la seconda stella e la prima rivoluzione europea [modifica]

    Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti, dopo il lungo periodo nelle vesti di giocatore, diventò presidente del club. Con Boniperti si aprì un lungo ciclo trionfale che coincise, come negli Anni Trenta, con i grandi successi della Nazionale di Enzo Bearzot.
    In quindici anni la società vinse nove scudetti (1971-72, 1972-73, 1974-75, 1976-77, 1977-78, 1980-81, 1981-82, 1983-84 e 1985-86), due Coppe Italia (1979 e 1983) e tutte le coppe internazionali [51], europee e intercontinentali.

    Il grande Blocco Juve di Boniperti (1972-1980) [modifica]

    La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione 1970-71. Il 26 maggio di quell'anno morì a soli 36 anni, per un male incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da appena un anno. Nella stagione successiva la Juventus, con l'arrivo dell'allenatore ceco Čestmír Vycpálek e di nuovi campioni del calibro di Dino Zoff (il più grande portiere italiano della storia, in arrivo dal Napoli), di Fabio Capello (dalla Roma), del giovane torinese Roberto Bettega (dal Varese, e che divenne in seguito vicepresidente della società dal 1994 al 2006), di Franco Causio, detto Il Barone (dal Palermo) e del libero (poi capitano bianconero) Gaetano Scirea, vinse lo scudetto con un punto di vantaggio sul Milan.
    Al termine della stagione 1972-73 è ancora scudetto, con un finale da brivido. La Juventus, infatti, prima dell'ultima giornata si trovava al secondo posto, insieme alla Lazio, con un punto di svantaggio rispetto al Milan. Nell'ultima partita la Juventus vinse fuori casa contro la Roma per 2-1 (rete a 3 minuti dalla fine di Cuccureddu), mentre Milan e Lazio vennero sconfitte, ribaltando così la situazione in classifica. Il Milan si prese la rivincita in Coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di rigore. Nella stessa stagione i bianconeri, senza giocatori stranieri in rosa (per via del divieto di ingaggiare calciatori stranieri imposto dopo la sconfitta dell'Italia contro la Corea del Nord ai Mondiali inglesi del 1966), raggiunsero per la prima volta nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, ma persero a Belgrado contro l’Ajax per 1-0, con gol al 4' di Johnny Rep.

    Festeggiamenti per il 15° scudetto allo Stadio Olimpico di Roma il 20 maggio 1973 dopo la vittoria della Juventus 2-1 contro la Roma.
    Festeggiamenti per il 15° scudetto allo Stadio Olimpico di Roma il 20 maggio 1973 dopo la vittoria della Juventus 2-1 contro la Roma.

    Il 28 novembre di quell'anno, la Juventus (che prese il posto del rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale contro l'Independiente: 0-1 contro i "diavoli rossi" di Avellaneda, con rigore fallito da Cuccureddu quando la gara era ancora sullo 0-0. Per di più, i dirigenti bianconeri avevano l'accordo con gli argentini per disputare la finale in un'unica partita allo Stadio Olimpico di Roma.
    Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi risultati per la Nazionale guidata da Enzo Bearzot: quattro anni dopo, in Argentina, l'Italia arrivò quarta, avendo nelle file molti giocatori bianconeri: Dino Zoff, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Marco Tardelli e Roberto Bettega. In seguito, ai campionati mondiali in Spagna, fu costituito il cosiddetto "Blocco Juve", che contribuì fortemente alla vittoria del trofeo.
    Allenata dall'ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-74 la Juve si classificò seconda in Serie A e raggiunse il Girone finale di Coppa Italia. Nella stagione successiva, il club vinse lo scudetto e arrivò fino alle semifinali della Coppa UEFA. Nel 1975-76, invece, non fu sufficiente un girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto finì nelle mani del Torino. In quell’anno furono ingaggiati altri campioni come Marco Tardelli (ex membro del CdA della Vecchia Signora), Antonio Cabrini, Romeo Benetti e Roberto Boninsegna.
    Nel 1976-77 fu chiamato sulla panchina bianconera Giovanni Trapattoni, il Trap, che inaugurò un vero e proprio ciclo di vittorie. La Juventus vinse, senza giocatori stranieri, lo scudetto con un finale entusiasmante: su 60 punti disponibili la Juventus si laureò campione totalizzandone 51 [52] (record storico nei tornei a sedici squadre, 24 i punti ottenuti in trasferta e 26 nel girone di ritorno), a nulla servono i 50 raccolti dal Torino. Inoltre il 18 maggio conquistò la Coppa UEFA (primo trofeo europeo per i bianconeri), vinta in finale contro l'Athletic Club grazie anche al nuovo regolamento UEFA che introdusse il doppio valore per i gol segnati in trasferta: infatti l'1-0 di Torino all'andata rese inutile al ritorno la vittoria degli spagnoli a Bilbao per 2-1.
    Gli anni settanta si chiusero con altri due successi: l'ennesimo scudetto nel 1977-78 (nel frattempo i bianconeri arrivarono fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, perdendo ai supplementari con il Club Brugge K.V.) e un'altra Coppa Italia, la sesta, nel 1978-79, battendo in finale il Palermo per 2-1 dopo i tempi supplementari, in un'indimenticabile partita disputata da Antonio Cabrini.

    La vittoria del Grande Slam (1981-1986) [modifica]

    La Juventus campione d’Italia 1983/84. In piedi: Brio, Tacconi, Platini, Gentile, Penzo, Scirea. Accosciati: Cabrini, Bonini, Boniek, Tardelli, Rossi
    La Juventus campione d’Italia 1983/84. In piedi: Brio, Tacconi, Platini, Gentile, Penzo, Scirea. Accosciati: Cabrini, Bonini, Boniek, Tardelli, Rossi

    Il nuovo decennio, sempre con Trapattoni in panchina, si aprì all'insegna di altri successi. Nel campionato 1980-81 venne conquistato nuovamente lo scudetto e l'anno successivo la Juventus fece il bis, arrivando a quota 20. La società ottenne così la seconda Stella d’Oro al Merito Sportivo (unica squadra italiana ad averla ottenuta finora).

    In quegli anni giunsero alla corte della Juventus nuovi giocatori, come i giovani Paolo Rossi (il Pablito capocannoniere del Mundial spagnolo con 6 reti e Pallone d'Oro 1982), Domenico Marocchino e Giuseppe Galderisi.

    Il trionfo della Nazionale nel campionato del mondo in Spagna fu anche il trionfo della Juventus. Della squadra che si laureò Campione del Mondo l'11 luglio 1982 a Madrid ben sei giocatori su undici titolari erano della Madama. Oltre a ciò in quei mondiali si distinsero altri due giocatori che proprio quell'estate erano arrivati alla corte della Juventus, ovvero il polacco Zbigniew Boniek ed il francese Michel Platini, che avevano portato le loro nazionali rispettivamente al terzo e quarto posto di quello mondiale e che sarebbero stati tra i principali protagonisti della Juventus negli anni successivi.

    Con queste premesse i trionfi della Juventus si allungarono sempre più: nella stagione 1982-83 ottenne un sofferto successo in Coppa Italia (per la settima volta) battendo in finale l'Hellas Verona: all'andata, a Verona, gli scaligeri si aggiudicarono l'incontro per 2-0, mentre nella gara di ritorno la Juventus riuscì a ribaltare il risultato vincendo 3-0 dopo i tempi supplementari. Nella stessa stagione la Juve vinse anche il Mundialito Clubs, ma perse ancora una volta l'epilogo della Coppa dei Campioni, dopo un trionfale cammino (6 vittorie e 2 pareggi su 8 gare): ad Atene ad avere la meglio fu l'Amburgo, con un beffardo gol segnato nei minuti iniziali da Felix Magath, come contro l'Ajax 10 anni prima.

    Gaetano Scirea, capitano della Juventus FC nella stagione 1983-84.
    Gaetano Scirea, capitano della Juventus FC nella stagione 1983-84.

    Quella finale costituì l'ultima esibizione in campo con i colori della Juventus di due giocatori che hanno fatto storia nel club: il portiere Dino Zoff e l'attacante Roberto Bettega. Il primo si ritirò dall'attività poche settimane dopo, il secondo concluse la sua carriera in Canada.
    Nella stagione 1983-84 la Juve dominò in Italia e in Europa, conquistando da una parte lo scudetto e dall'altra la Coppa delle Coppe, battendo in finale il 16 maggio 1984 a Basilea il Porto per 2-1. Il 16 gennaio 1985 i bianconeri vinsero la Supercoppa Europea a Torino, battendo in una grande partita il Liverpool per 2-0 con doppietta di Zibì Boniek (soprannominato da Giovanni Agnelli Il bello di Notte, proprio perché si esprimeva al meglio nelle partite in notturna di coppa); la gara di ritorno non venne disputata in quanto il Liverpool non fu in grado di trovare una data utile per giocare.

    L'anno successivo la Juventus approdò alla sua terza finale di Coppa dei Campioni contro lo stesso Liverpool, detentore del trofeo. Si giocò a Bruxelles, il 29 maggio 1985, nello stadio "Heysel" (adesso intitolato a Re Baldovino del Belgio). Circa un'ora prima dell'inizio della partita improvvisamente un gruppo di sostenitori del Liverpool scavalcò la rete che divideva il loro settore da quello limitrofo per aggredire un gruppo di tifosi della Juventus, sembra per reagire a qualche provocazione verbale. Questo suscitò il panico degli altri sostenitori juventini che occupavano il settore Z dello stadio e che cominciarono ad arretrare. La calca che ne seguì fu drammatica e, complice anche il crollo del muro che delimitava il settore, ben 39 persone persero la vita, 32 delle quali italiane. Molti tifosi vennero soccorsi sul campo, mentre altri corpi senza vita vennero sistemati a bordo campo. Le due squadre erano negli spogliatoi senza sapere cosa fosse esattamente successo e se la partita si potesse disputare o meno. Alla fine l'UEFA e le autorità locale imposero di giocare. In un'atmosfera resa surreale dalla tragedia, la Juventus vinse per 1-0 con calcio di rigore procurato da Boniek e realizzato da Platini al 57', ma quella sera ogni episodio legato al calcio giocato passò in secondo piano di fronte a quello che è ancora ricordato come uno degli episodi più neri della storia del calcio: la Strage dell'Heysel. In quell’anno la Juve concluse il campionato al sesto posto.

    I bianconeri, senza Boniek, venduto alla Roma, e Rossi, ceduto al Milan, ma con nuovi giocatori come il danese Michael Laudrup, Lionello Manfredonia e Aldo Serena nella squadra, conquistarono un altro scudetto nella stagione 1985-86, grazie ad un iniziale sequenza di 8 vittorie consecutive e 26 punti su 30 ottenuti nel girone di andata, e la prima Coppa Intercontinentale, l'8 dicembre 1985, battendo a Tōkyō l'Argentinos Juniors per 6-4 dopo i calci di rigore, dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 2-2 (con un gol, in posizione regolare, annullato a Platini) in una partita indimenticabile. La Juventus è ormai considerata una nuova potenza calcistica europea.

    Per la prima volta nella storia del calcio europeo una società aveva conquistato le tre più grandi competizioni europee (Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa UEFA) e, con la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale nella bacheca societaria, tutte le coppe [51] a livello mondiale. Pertanto la Juventus, avendo ottenuto questo tris di coppe in Europa (definito Grande Slam), ricevette la Targa UEFA nel 1987.

    Al termine del campionato 1985-86 si chiuse il famoso "decennio Trapattoni", una della ere più vincenti di tutti i tempi a livello di clubs. Trapattoni ritornò poi alla guida della Juventus nel 1991-92, ma nel frattempo passò all'Inter. Il 17 maggio 1987 Le Roi Michel Platini, che in cinque stagioni con la Vecchia Signora aveva vinto due campionati nazionali, due coppe europee (una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni), una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale, tre titoli consecutivi di capocannoniere della Serie A e tre edizioni consecutive del Pallone d'Oro (dal 1983 al 1985), si ritirò dal calcio giocato, lasciando un vuoto in tutti i tifosi bianconeri.

    [modifica]

    genoa inter

    caso Genoa-Inter fu un caso di presunto illecito sportivo riguardante un incontro di calcio disputato il 27 marzo 1983 nello stadio di Marassi fra Genoa e Inter, conclusosi con il punteggio di 3-2 per i nerazzurri.

    Tabellino [modifica]

    GENOA-INTER 2-3 (0-1)

    Marcatori: 14' Altobelli, 48' Briaschi, 59' Bini, 75' Iachini, 85' Bagni.

    GENOA: Martina, Romano (46' Viola), Testoni, Corti, Faccenda, Gentile, Benedetti (73' Simonetta), Peters, Fiorini, Iachini, Briaschi. (12 Favaro, 13 Somma, 14 Onofri). All.: Simoni.

    INTER: Bordon, Bergomi, Baresi, Oriali (88' Bernazzani), Collovati, Bini, Bagni, Müller, Altobelli, Beccalossi, Marini. (12 Zenga, 13 Juary, 14 Bergamaschi, 15 Ferri). All.: Marchesi.

    Arbitro: Pairetto (Torino).

    Vicenda [modifica]

    Campionato di calcio di Serie A 1982-83. Il 27 marzo era in programma la venticinquesima giornata. Fra le otto partite in cartellone c'era l'incontro di Marassi fra Genoa e Inter.

    I rossoblu, allenati da Luigi Simoni e reduci da una sconfitta ad Avellino, avevano un disperato bisogno di punti salvezza, mentre i nerazzurri, eliminati da Coppa Italia e Coppa delle Coppe avevano disputato una stagione sostanzialmente incolore, e rischiavano di perdere il treno per le Coppe europee. La tifoseria era ormai in subbuglio, la dirigenza per nulla contenta. L'allenatore dei nerazzurri era Rino Marchesi, che ormai a fatica cercava di tenere unita la squadra.

    A poche ore dalla gara, diversi quotidiani fotografavano questa situazione: giocatori divisi in clan, un allenatore privo di polso, i tifosi inferociti con il presidente Fraizzoli, che più volte aveva deciso di mollare (e di lì a poco lo avrebbe fatto, cedendo l'Inter a Ernesto Pellegrini). Dal ritiro dell'Inter a Santa Margherita Ligure filtrò una notizia curiosa: alle due squadre andava benissimo anche un pareggio, dato che entrambe non volevano rischiare di farsi male.

    Potenziali affari in vista, dunque, per il sempre fertile Totonero; invece qualcosa non funzionò.

    Dopo la partita due giovani cronisti del quotidiano Il Giorno, Claudio Pea e Paolo Ziliani, vengono casualmente a conoscenza di una montagna di soldi persa dai giocatori dell'Inter a causa del risultato della partita di Genova.

    All'inizio, però, nessuno si era accorto di nulla: in radio, a "Tutto il calcio minuto per minuto", avevano solo detto che l'Inter era passata in vantaggio per tre volte, prima con Altobelli, poi con Bini e, alla fine, con Salvatore Bagni.

    Soltanto dalle cronache del giorno dopo, infatti, si seppe che quando Bagni aveva realizzato il goal del 3-2 a cinque minuti dal termine, nessuno dei compagni era andato ad abbracciarlo, come normalmente si fa dopo la segnatura di una rete.

    Negli spogliatoi era successo un putiferio: il direttore sportivo del Genoa, Giorgio Vitali, aveva insultato i nerazzurri:

    « I vostri dirigenti devono sapere che m.... sono i loro giocatori dal punto di vista umano! Non si possono fare queste cose a cinque minuti dalla fine!!! »

    E il centrocampista genoano Pasquale Iachini, che aveva realizzato il momentaneo 2-2, rincarò la dose:

    « Evidentemente qualcuno non è stato avvisato... »

    Più caustica la reazione del difensore interista Collovati, fresco campione del mondo in Spagna:

    « Strano che proprio il Genoa si lamenti di queste cose: lo scorso anno ne abbiamo pagato le conseguenze noi del Milan. »

    Vitali e Iachini si riferivano evidentemente a Bagni, "colpevole" di aver realizzato la rete della vittoria interista; Collovati, invece, ricordava un episodio dell'anno precedente, quando uno stranissimo goal realizzato dal Genoa a Napoli regalò il pareggio ai rossoblu e condannò il Milan, nel quale lui militava, alla retrocessione in Serie B.

    Inoltre, si vociferava di una colluttazione avvenuta negli spogliatoi dell'Inter, dove avrebbero subìto conseguenze i giocatori Bini e Bagni, autori del secondo e terzo goal.

    La sera del giorno successivo, durante la trasmissione televisiva "Il Processo del Lunedì", Vitali tentò una rettifica di quanto aveva detto:

    « Sì, ho sbagliato a prendermela con i giocatori dell'Inter, ma noi credevamo di avere capito: quando abbiamo visto che loro facevano melina a centrocampo, abbiamo creduto che fossero appagati del pareggio, così ci siamo rilassati e loro ci hanno puniti. Avrei dovuto prendermela con i miei giocatori, invece! »

    Il capitano genoano Claudio Onofri gli dette man forte:

    « Ma queste cose nel calcio sono normali, quando si è soddisfatti del pareggio, si sta tranquilli in campo, si fa melina, si perde tempo...sono taciti accordi che ci possono stare! »

    Collegato dagli studi di Torino, intervenne polemicamente il calciatore granata Renato Zaccarelli, che di Onofri era stato compagno di squadra nel Torino:

    « Beh, io se devo dire la verità, nella mia carriera di questi taciti accordi non ho mai sentito parlare. »

    Al che Onofri si inalberò, replicando:

    « Potete per favore inquadrare il signore che parla da Torino? Se quello lì dice di non aver mai sentito parlare di accordi nel calcio allora non è Renato Zaccarelli mio ex compagno di squadra, ma un impiegato che gli assomiglia molto! »

    Nessuno dei giornalisti e degli ospiti presenti credette a una parola dei due genoani, tantomeno gli credette l'Ufficio Indagini della Federcalcio, diretto dal dottor Corrado De Biase, che annunciò l'apertura di un'inchiesta su un possibile tentato illecito sportivo.

    A dirigere l'inchiesta fu chiamato l'ispettore Aldo Ferrari Ciboldi, un piccolo possidente cremonese che già in passato aveva collaborato fruttuosamente con l'Ufficio Indagini.

    Questi, ricevuta piena collaborazione dai due club, si trovò orientato a credere che fosse solo un falso allarme.

    Dovette ricredersi quando, procuratosi all'emittente televisiva Rete 4 un filmato molto chiaro della partita, notò lo strano atteggiamento dei giocatori dell'Inter (esultarono come matti in occasione dei goal di Altobelli e Bini, ma non lo fecero al goal di Bagni,che pure gli aveva dato la vittoria: anzi, si notava che uno dei giocatori interisti gesticolava contro Bagni con fare minaccioso) e quando i giornalisti Pea e Ziliani, che nel frattempo avevano indagato per proprio conto, gli comunicarono delle verità scontate, ma allo stesso tempo sconcertanti, come ad esempio che da diverso tempo le partite dell'Inter garantivano vincite sicure: addirittura scommettevano gli stessi giocatori e perfino qualche dirigente. Invece a Genova era andata male e parecchi calciatori interisti, oltre a vari scommettitori comuni, avevano perso svariati milioni.

    Dall'indagine svolta dai due cronisti, inoltre, era emerso uno spaccato per nulla edificante dell'intero ambiente nerazzurro: screzi anche violenti fra i giocatori (la domenica successiva al "fattaccio", per esempio, Altobelli schiaffeggiò Müller durante Inter-Avellino 2-0, sotto gli occhi di tutto lo stadio, poiché il tedesco, invece di passargli la palla, aveva voluto tirare in porta); l'allenatore vittima di uno spregiudicato dirigente; il presidente Fraizzoli, amareggiato e stanco; e un giovane giocatore brasiliano, Juary, acquistato dall'Inter per sbaglio (doveva andare a Cesena in cambio di Schachner, poi l'affare saltò), finito sull'orlo della depressione, emarginato anche per il fatto di essere nero.

    Proprio Juary rivelò ai due giornalisti quanto era successo negli spogliatoi di Marassi quel 27 marzo 1983, salvo poi ritrattare tutto non appena la sua intervista fu pubblicata.

    L'articolo di Pea e Ziliani sul "Giorno" uscì il 9 aprile e scatenò subito una bufera: da una parte c'erano le altre testate, furiose per essere state "battute" sul tempo, dall'altra c'erano l'Ufficio Indagini della Federcalcio, interessatissimo a tutto quanto veniva detto e scritto, le due società coinvolte, Inter e Genoa, che adirono le vie legali, e la magistratura genovese, diretta dal giudice Roberto Fucigna, che conducevano indagini sul Totonero locale.

    Fin dall'inizio l'inchiesta fu osteggiata da ogni parte. La Federcalcio aveva tutto l'interesse ad insabbiare la vicenda, poiché non poteva permettersi, fresca oltretutto di un prestigioso alloro mondiale, un’altra valanga devastante come quella che aveva "massacrato" il campionato di Serie A 1979-80 (vedi Scandalo del calcio italiano del 1980).

    Il Genoa e l'Inter, consapevoli di rischiare grosso, si adoperarono con ogni mezzo per far sì che tutto risultasse una bolla di sapone. Inoltre le più importanti testate giornalistiche prevedevano un nuovo forte calo di tiratura, nel caso scoppiasse una nuova grana-scommesse.

    Secondo quanto riportato dal giornalista Paolo Ziliani:

    « Fu proprio il ministro Biondi (avvocato del club rossoblu, ndr) a fermare il lavoro del giudice Fucigna, dopo l'interrogatorio del giovane Somma del Genoa e alla vigilia dell'interrogatorio dei giocatori dell'Inter, chiedendo al capo della Procura di Genova, Castellano, e ottenendo che l'inchiesta sulle scommesse di Genoa-Inter venisse affidata ad altro giudice che tutelasse maggiormente i diritti della difesa. Un timore che il giudice Fucigna ci aveva apertamente manifestato qualche giorno prima, quando ci disse che Prisco da Milano e Biondi a Genova stavano facendo di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote. »

    E infatti, il caso Genoa-Inter lasciò mezza Italia col fiato sospeso fino a giugno, quando la Commissione Disciplinare assolse tutti quanti. Il procuratore Ferrari Ciboldi, che aveva appoggiato Pea e Ziliani nella conduzione dell'indagine, venne licenziato senza troppe cerimonie dall'Ufficio Indagini e messo a riposo. Ricorda ancora Ziliani:

    « Lo andai a trovare a distanza di anni a Soresina: il trattamento ricevuto dopo una vita da collaboratore dell'Ufficio Inchieste lo aveva fatto cadere in una fortissima depressione che l'aveva costretto a ricorrere alle cure del professor Cassano, a Pisa. La Federcalcio gli aveva negato anche la tessera per andare a vedere le partite: così, la domenica, Ferrari Ciboldi andava a vedere Cremonese o Brescia, ma solo per l'amicizia con i presidenti di questi due club, che gli aprivano volentieri le porte della loro tribuna. »

    La gloria della grande inter

    Pasticca nerazzurra

    di Alessandro Gilioli
    Pillole nel caffè. Che Herrera dava ai giocatori. Molti dei quali sono morti. Un ex racconta il doping della Grande Inter. E chiama in aula tutti i campioni di allora colloquio con Ferruccio Mazzola
     
    Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. «Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto», dice Ferruccio.

    A che cosa si riferisce, Mazzola?
    «Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno "il caffè" di Herrera divenne una prassi all'Inter».

    Cosa c'era in quelle pasticche?
    «Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...».

    Suo fratello?
    «Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...».

    A chi si riferisce?
    «Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...».

    A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni.
    «Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia ("Il terzo incomodo", scritto con Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004, ndr), che ha portato al processo di Roma».

    Perché?
    «Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità».

    Ma lei di Facchetti non era amico?
    «Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti». Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni? «Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...».

    Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni?
    «Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...».

    De Sisti smentisce di essersi dopato.
    «"Picchio" in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...».

    E alla Lazio?
    «Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno».

    Altre squadre?
    «Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel '69?».

    Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...
    «Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio».

    Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario...
    «Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così».

    testino

    1Mi suicidassi

    2. Ti dicessi che m piaci?:

     3. Ti baciassi?:

    4. Iniziassi a fumare?:

     5. Rubassi qualcosa?:

    6. Fossi ricoverato in ospedale?:

    7. Scappassi d casa?:

     CoSa PeNSi..

    8. Della mia personalità?:

    9. Dei miei occhi?:

    10. Dei miei modi d fare?:

    11. Di me come persona e amico?:

    IO e TE...

    12. Siamo amici?:

    13. Come sei arrivata/o nel mio blog?:

     14. Cosa pensi di me?:

     15. Mi vuoi bene?:

     16. Quanto?

    17. Ti ho mai fatto soffrire?:

     18. Mi baceresti?:

     19. Dammi un soprannome:

    20. Cosa t piace di me?:

    21. Una cosa che avresti voluto dirmi,ma ke nn mi hai mai detto

    se se

     ...SE...
    ...SE MI ODI LASCIA 1KOMMENTO CN SKRITTO 1...
    ...SE NN TE NE FREGA NIENTE D ME SKRIVI 2...
    ...SE MI VUOI BN SKRIVI 3...
    ...SE MI ADORI SKRIVI 4...
                                                         
    ...SE MI TROVI BELLO SKRIVI 5...
     ...SE HAI VOGLIA D BACIARMI SKRIVI 6...
     ...SE HAI VOGLIA D USCIRE KN ME SKRIVI 7...
    ...SE PROVI DEI SENTIMENTI X ME SKRIVI 8...
    ...SE SN + DI 1AMICO X TE SKRIVI 9...
    ...SE MI AMI SCKRIVI 10...

    test

    *...1- Chi sei???
    *...2- Siamo amici?
    *...3- Quando e dove ci siamo conosciuti?
    *...4- felice di avermi conosciuto?
    *...5-Hai mai desiderato darmi un pugno o darmi 1bacio?
    *...6- Dammi un soprannome e spiega perchè!
    *...7- Descrivimi con una parola

    *...8- Quale è stata la tua prima impressione su di me?
    *...9- Pensi la stessa cosa ora??

    *...10- Cosa ti fa ricordare me?
    *...11- Quanto mi conosci?
    *...12- Quand'è l'ultima volta che mi hai visto?
    *...13- C'è mai stata una cosa che avresti voluto dirmi ma non l'hai fatto?
    *...14. mi pensi ogni tanto??
    *...15- da 1 a 10 che voto mi daresti?
    *...16- ti piace il mio blog?
    *...15- Metteresti questo sul tuo blog per vedere cosa dirò su di te?

    by jim morrison

    • Prima di morire voglio sentire l'urlo di una farfalla.
    Before I sink into the big sleep | I want to hear, I want to hear | The scream of the butterfly. (da When the music's over)

    poesie di herman hesse

    Quando mi dai la tua piccola mano
    Che tante cose mai dette esprime
    Ti ho forse chiesto una sola volta
    Se mi vuoi bene?

    Non è il tuo amore che voglio
    Voglio soltanto saperti vicina
    E che muta e silenziosa
    Di tanto in tanto, mi tenda la tua mano
     

    PERCHE' TI AMO

    Perché ti amo, di notte son venuto da te
    così impetuoso e titubante
    e tu non me potrai più dimenticare
    l'anima tua son venuto a rubare.

    Ora lei e' mia - del tutto mi appartiene
    nel male e nel bene,
    dal mio impetuoso e ardito amare
    nessun angelo ti potrà salvare
     

    Scricchiolio di un ramo spezzato

    Ramo spezzato e scheggiato,
    che ormai pende anno dopo anno
    e asciutto scricchiola al vento il suo canto,
    senza più fogliame né scorza,
    spelato, scialbo, di lunga vita
    di lunga morte stanco.
    Secco risuona e tenace il suo canto,
    caparbio risuona e in segreto angoscioso
    ancora per tutta un'estate,
    per tutto un inverno ancora.

    Alla malinconia

    Nel vino e negli amici ti ho sfuggita,
    poiché dei tuoi occhi cupi avevo orrore,
    io figlio tuo infedele ti obliai
    in braccia amanti, nell'onda del fragore.

    Ma tu mi accompagnavi silenziosa,
    eri nel vino ch'io bevvi sconsolato,
    eri nell'ansia delle mie notti d'amore
    perfino nello scherno con cui ti ho dileggiata.

    Ora conforti tu le membra mie spossate,
    hai accolto sul tuo grembo la mia testa
    ora che dai miei viaggi son tornato:
    giacché ogni mio vagare era un venire a te.

     

     
     
     
     
     
     
     

    poesia

    Mi sto innamorando del vento
    che mi porta il tuo profumo,
      mi sto innamorando del bagliore
       dei tuoi sorrisi timidi;
        ed ho pietà per l’ombra
         che riesci a spazzar via
          con la luce dei tuoi occhi.

    Ma tu non hai pietà, lo sento;
    né l’hai avuta mai, presumo,
      se mi lasci bruciare dal tuo calore
       e poi mi eviti con passi rapidi,
        non hai pietà dell’ombra
         dove finisce la vita mia,
          e adesso sto lì,fra i tuoi balocchi!

    2

    STANCO D'AMORE
    Hermann Hesse

    Nei rami s'addormenta cullando
    il vento stanco. La mia mano
    lascia un fiore rosso sangue
    morire lacerato sotto un sole rovente.
    Ho già visto fiorire e morire
    molti fiori;
    vengono e vanno gioie e dolori,
    e custodirli nessuno può.
    Anch'io ho sparso
    nella vita il mio sangue;
    non so però, se mi dispiace,
    so solo, che sono stanco.

     

    kill

    L'uccisione  THE KILL


    E se io volessi scoppiare
    Riderti in faccia
    Tu che faresti?
    E se io cadessi per terra
    non potendo più sopportare tutto questo
    Tu che faresti?

    Vieni, abbattimi
    Seppelliscimi, seppelliscimi
    Ho finito con te

    E se volessi combattere
    O supplicare per il resto della mia vita
    Tu che faresti?
    Hai detto che volevi di più
    Cosa stai aspettando?
    Io non sto scappando da te

    Vieni, abbattimi,
    Seppelliscimi, seppelliscimi
    Ho finito con te
    Guardami negli occhi
    Mi stai uccidendo, mi stai uccidendo
    Tutto ciò che volevo eri tu
    Ho provato ad essere qualcun altro
    Ma niente è sembrato cambiare
    Ora lo so, questo è ciò che sono dentro veramente
    Cadendo da me stesso
    Cascandoci per un'opportunità
    Ora lo so, questo è ciò che sono veramente

    Vieni, abbattimi,
    Seppelliscimi, seppelliscimi
    Ho finito con te, con te, con te
    Guardami negli occhi
    Mi stai uccidendo, mi stai uccidendo
    Tutto ciò che volevo eri tu
    Vieni, abbattimi,
    Abbattimi, abbattimi..

    E se volessi scoppiare?