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gloria juventus

Il Ciclo Leggendario (1972-1986): la seconda stella e la prima rivoluzione europea [modifica]

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti, dopo il lungo periodo nelle vesti di giocatore, diventò presidente del club. Con Boniperti si aprì un lungo ciclo trionfale che coincise, come negli Anni Trenta, con i grandi successi della Nazionale di Enzo Bearzot.
In quindici anni la società vinse nove scudetti (1971-72, 1972-73, 1974-75, 1976-77, 1977-78, 1980-81, 1981-82, 1983-84 e 1985-86), due Coppe Italia (1979 e 1983) e tutte le coppe internazionali [51], europee e intercontinentali.

Il grande Blocco Juve di Boniperti (1972-1980) [modifica]

La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione 1970-71. Il 26 maggio di quell'anno morì a soli 36 anni, per un male incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da appena un anno. Nella stagione successiva la Juventus, con l'arrivo dell'allenatore ceco Čestmír Vycpálek e di nuovi campioni del calibro di Dino Zoff (il più grande portiere italiano della storia, in arrivo dal Napoli), di Fabio Capello (dalla Roma), del giovane torinese Roberto Bettega (dal Varese, e che divenne in seguito vicepresidente della società dal 1994 al 2006), di Franco Causio, detto Il Barone (dal Palermo) e del libero (poi capitano bianconero) Gaetano Scirea, vinse lo scudetto con un punto di vantaggio sul Milan.
Al termine della stagione 1972-73 è ancora scudetto, con un finale da brivido. La Juventus, infatti, prima dell'ultima giornata si trovava al secondo posto, insieme alla Lazio, con un punto di svantaggio rispetto al Milan. Nell'ultima partita la Juventus vinse fuori casa contro la Roma per 2-1 (rete a 3 minuti dalla fine di Cuccureddu), mentre Milan e Lazio vennero sconfitte, ribaltando così la situazione in classifica. Il Milan si prese la rivincita in Coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di rigore. Nella stessa stagione i bianconeri, senza giocatori stranieri in rosa (per via del divieto di ingaggiare calciatori stranieri imposto dopo la sconfitta dell'Italia contro la Corea del Nord ai Mondiali inglesi del 1966), raggiunsero per la prima volta nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, ma persero a Belgrado contro l’Ajax per 1-0, con gol al 4' di Johnny Rep.

Festeggiamenti per il 15° scudetto allo Stadio Olimpico di Roma il 20 maggio 1973 dopo la vittoria della Juventus 2-1 contro la Roma.
Festeggiamenti per il 15° scudetto allo Stadio Olimpico di Roma il 20 maggio 1973 dopo la vittoria della Juventus 2-1 contro la Roma.

Il 28 novembre di quell'anno, la Juventus (che prese il posto del rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale contro l'Independiente: 0-1 contro i "diavoli rossi" di Avellaneda, con rigore fallito da Cuccureddu quando la gara era ancora sullo 0-0. Per di più, i dirigenti bianconeri avevano l'accordo con gli argentini per disputare la finale in un'unica partita allo Stadio Olimpico di Roma.
Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi risultati per la Nazionale guidata da Enzo Bearzot: quattro anni dopo, in Argentina, l'Italia arrivò quarta, avendo nelle file molti giocatori bianconeri: Dino Zoff, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Marco Tardelli e Roberto Bettega. In seguito, ai campionati mondiali in Spagna, fu costituito il cosiddetto "Blocco Juve", che contribuì fortemente alla vittoria del trofeo.
Allenata dall'ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-74 la Juve si classificò seconda in Serie A e raggiunse il Girone finale di Coppa Italia. Nella stagione successiva, il club vinse lo scudetto e arrivò fino alle semifinali della Coppa UEFA. Nel 1975-76, invece, non fu sufficiente un girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto finì nelle mani del Torino. In quell’anno furono ingaggiati altri campioni come Marco Tardelli (ex membro del CdA della Vecchia Signora), Antonio Cabrini, Romeo Benetti e Roberto Boninsegna.
Nel 1976-77 fu chiamato sulla panchina bianconera Giovanni Trapattoni, il Trap, che inaugurò un vero e proprio ciclo di vittorie. La Juventus vinse, senza giocatori stranieri, lo scudetto con un finale entusiasmante: su 60 punti disponibili la Juventus si laureò campione totalizzandone 51 [52] (record storico nei tornei a sedici squadre, 24 i punti ottenuti in trasferta e 26 nel girone di ritorno), a nulla servono i 50 raccolti dal Torino. Inoltre il 18 maggio conquistò la Coppa UEFA (primo trofeo europeo per i bianconeri), vinta in finale contro l'Athletic Club grazie anche al nuovo regolamento UEFA che introdusse il doppio valore per i gol segnati in trasferta: infatti l'1-0 di Torino all'andata rese inutile al ritorno la vittoria degli spagnoli a Bilbao per 2-1.
Gli anni settanta si chiusero con altri due successi: l'ennesimo scudetto nel 1977-78 (nel frattempo i bianconeri arrivarono fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, perdendo ai supplementari con il Club Brugge K.V.) e un'altra Coppa Italia, la sesta, nel 1978-79, battendo in finale il Palermo per 2-1 dopo i tempi supplementari, in un'indimenticabile partita disputata da Antonio Cabrini.

La vittoria del Grande Slam (1981-1986) [modifica]

La Juventus campione d’Italia 1983/84. In piedi: Brio, Tacconi, Platini, Gentile, Penzo, Scirea. Accosciati: Cabrini, Bonini, Boniek, Tardelli, Rossi
La Juventus campione d’Italia 1983/84. In piedi: Brio, Tacconi, Platini, Gentile, Penzo, Scirea. Accosciati: Cabrini, Bonini, Boniek, Tardelli, Rossi

Il nuovo decennio, sempre con Trapattoni in panchina, si aprì all'insegna di altri successi. Nel campionato 1980-81 venne conquistato nuovamente lo scudetto e l'anno successivo la Juventus fece il bis, arrivando a quota 20. La società ottenne così la seconda Stella d’Oro al Merito Sportivo (unica squadra italiana ad averla ottenuta finora).

In quegli anni giunsero alla corte della Juventus nuovi giocatori, come i giovani Paolo Rossi (il Pablito capocannoniere del Mundial spagnolo con 6 reti e Pallone d'Oro 1982), Domenico Marocchino e Giuseppe Galderisi.

Il trionfo della Nazionale nel campionato del mondo in Spagna fu anche il trionfo della Juventus. Della squadra che si laureò Campione del Mondo l'11 luglio 1982 a Madrid ben sei giocatori su undici titolari erano della Madama. Oltre a ciò in quei mondiali si distinsero altri due giocatori che proprio quell'estate erano arrivati alla corte della Juventus, ovvero il polacco Zbigniew Boniek ed il francese Michel Platini, che avevano portato le loro nazionali rispettivamente al terzo e quarto posto di quello mondiale e che sarebbero stati tra i principali protagonisti della Juventus negli anni successivi.

Con queste premesse i trionfi della Juventus si allungarono sempre più: nella stagione 1982-83 ottenne un sofferto successo in Coppa Italia (per la settima volta) battendo in finale l'Hellas Verona: all'andata, a Verona, gli scaligeri si aggiudicarono l'incontro per 2-0, mentre nella gara di ritorno la Juventus riuscì a ribaltare il risultato vincendo 3-0 dopo i tempi supplementari. Nella stessa stagione la Juve vinse anche il Mundialito Clubs, ma perse ancora una volta l'epilogo della Coppa dei Campioni, dopo un trionfale cammino (6 vittorie e 2 pareggi su 8 gare): ad Atene ad avere la meglio fu l'Amburgo, con un beffardo gol segnato nei minuti iniziali da Felix Magath, come contro l'Ajax 10 anni prima.

Gaetano Scirea, capitano della Juventus FC nella stagione 1983-84.
Gaetano Scirea, capitano della Juventus FC nella stagione 1983-84.

Quella finale costituì l'ultima esibizione in campo con i colori della Juventus di due giocatori che hanno fatto storia nel club: il portiere Dino Zoff e l'attacante Roberto Bettega. Il primo si ritirò dall'attività poche settimane dopo, il secondo concluse la sua carriera in Canada.
Nella stagione 1983-84 la Juve dominò in Italia e in Europa, conquistando da una parte lo scudetto e dall'altra la Coppa delle Coppe, battendo in finale il 16 maggio 1984 a Basilea il Porto per 2-1. Il 16 gennaio 1985 i bianconeri vinsero la Supercoppa Europea a Torino, battendo in una grande partita il Liverpool per 2-0 con doppietta di Zibì Boniek (soprannominato da Giovanni Agnelli Il bello di Notte, proprio perché si esprimeva al meglio nelle partite in notturna di coppa); la gara di ritorno non venne disputata in quanto il Liverpool non fu in grado di trovare una data utile per giocare.

L'anno successivo la Juventus approdò alla sua terza finale di Coppa dei Campioni contro lo stesso Liverpool, detentore del trofeo. Si giocò a Bruxelles, il 29 maggio 1985, nello stadio "Heysel" (adesso intitolato a Re Baldovino del Belgio). Circa un'ora prima dell'inizio della partita improvvisamente un gruppo di sostenitori del Liverpool scavalcò la rete che divideva il loro settore da quello limitrofo per aggredire un gruppo di tifosi della Juventus, sembra per reagire a qualche provocazione verbale. Questo suscitò il panico degli altri sostenitori juventini che occupavano il settore Z dello stadio e che cominciarono ad arretrare. La calca che ne seguì fu drammatica e, complice anche il crollo del muro che delimitava il settore, ben 39 persone persero la vita, 32 delle quali italiane. Molti tifosi vennero soccorsi sul campo, mentre altri corpi senza vita vennero sistemati a bordo campo. Le due squadre erano negli spogliatoi senza sapere cosa fosse esattamente successo e se la partita si potesse disputare o meno. Alla fine l'UEFA e le autorità locale imposero di giocare. In un'atmosfera resa surreale dalla tragedia, la Juventus vinse per 1-0 con calcio di rigore procurato da Boniek e realizzato da Platini al 57', ma quella sera ogni episodio legato al calcio giocato passò in secondo piano di fronte a quello che è ancora ricordato come uno degli episodi più neri della storia del calcio: la Strage dell'Heysel. In quell’anno la Juve concluse il campionato al sesto posto.

I bianconeri, senza Boniek, venduto alla Roma, e Rossi, ceduto al Milan, ma con nuovi giocatori come il danese Michael Laudrup, Lionello Manfredonia e Aldo Serena nella squadra, conquistarono un altro scudetto nella stagione 1985-86, grazie ad un iniziale sequenza di 8 vittorie consecutive e 26 punti su 30 ottenuti nel girone di andata, e la prima Coppa Intercontinentale, l'8 dicembre 1985, battendo a Tōkyō l'Argentinos Juniors per 6-4 dopo i calci di rigore, dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 2-2 (con un gol, in posizione regolare, annullato a Platini) in una partita indimenticabile. La Juventus è ormai considerata una nuova potenza calcistica europea.

Per la prima volta nella storia del calcio europeo una società aveva conquistato le tre più grandi competizioni europee (Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa UEFA) e, con la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale nella bacheca societaria, tutte le coppe [51] a livello mondiale. Pertanto la Juventus, avendo ottenuto questo tris di coppe in Europa (definito Grande Slam), ricevette la Targa UEFA nel 1987.

Al termine del campionato 1985-86 si chiuse il famoso "decennio Trapattoni", una della ere più vincenti di tutti i tempi a livello di clubs. Trapattoni ritornò poi alla guida della Juventus nel 1991-92, ma nel frattempo passò all'Inter. Il 17 maggio 1987 Le Roi Michel Platini, che in cinque stagioni con la Vecchia Signora aveva vinto due campionati nazionali, due coppe europee (una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni), una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale, tre titoli consecutivi di capocannoniere della Serie A e tre edizioni consecutive del Pallone d'Oro (dal 1983 al 1985), si ritirò dal calcio giocato, lasciando un vuoto in tutti i tifosi bianconeri.

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